Read 1914 by Luciano Canfora Online

1914

Dalla radio al libro. Luciano Canfora spiega l'origine della Grande Guerra come primo atto della guerra civile europea e baratro in cui precipita la centralità dell'Europa.«Nel 1914 l’Europa era sull’orlo del socialismo, ma anche della guerra; in pochi giorni, in poche ore precipitò nel baratro». Da questa osservazione di Fernard Braudel, coniugata con l’altra notazione crDalla radio al libro. Luciano Canfora spiega l'origine della Grande Guerra come primo atto della guerra civile europea e baratro in cui precipita la centralità dell'Europa.«Nel 1914 l’Europa era sull’orlo del socialismo, ma anche della guerra; in pochi giorni, in poche ore precipitò nel baratro». Da questa osservazione di Fernard Braudel, coniugata con l’altra notazione critica della prima guerra mondiale come avvio della guerra civile europea in cui si consumò il «secolo breve», muove il racconto del fatidico 1914. L’anno della guerra è rappresentato come la conclusione della corsa a rotta di collo tra guerra e rivoluzione. 1914 è il primo di una serie di volumi nati dalla collaborazione con Radio Rai. Sono le conversazioni, meglio: le conferenze, che ogni sera alle 8, su Radio2, si ascoltano dalla viva voce di uno studioso che racconta un personaggio o un evento capitale della storia....

Title : 1914
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ISBN : 9788838920493
Format Type : Paperback
Number of Pages : 165 Pages
Status : Available For Download
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1914 Reviews

  • Pat
    2019-03-21 09:36

    Il 1° novembre 1999 andò in onda, su Radio Rai2, la prima puntata di “Alle otto della sera”. Ogni sera, alle 20, era possibile ascoltare personaggi di grande levatura parlare di storia antica o contemporanea, arte, letteratura, cinema, scienza e altri temi appassionanti.Luciano Canfora fu uno dei grandi ospiti. Ogni sera, dal lunedì al venerdì, per 20 sere, con un linguaggio semplice e discorsivo raccontò uno dei più tremendi avvenimenti storici, lo scoppio della Prima Guerra Mondiale.Le puntate (queste come quelle degli altri protagonisti) vennero raccolte in una collana della casa editrice Sellerio, che prende il nome dall’omonima trasmissione.Il libro scorre veloce. Varie le citazioni di importanti autori letterari che nei loro romanzi descrissero il clima che si respirava in quel periodo. E dalle citazioni, dalle riflessioni, dal confronto con la storia antica, procede fino a porre un interrogativo. L’attentato di Sarajevo del 28 giugno 1914, fu il motivo o il pretesto per dare inizio alla catastrofe?Canfora analizza e spiega perché quell’attentato fu soltanto la scusa per iniziare il conflitto. E racconta come quei “quarant’anni di pace” precedenti al conflitto furono in realtà costellati da una lunga serie di incidenti e dissapori. Ci riporta così al 1870, alla tensione franco-tedesca, all’incidente del Daily Telegraph, alla crisi di Agadir e a tutti quei focolai tenuti a bada per anni da un’intensa attività diplomatica.Riprendendo l’osservazione dello storico francese Fernand Braudel: «Nel 1914 l’Europa era sull’orlo del socialismo, ma anche della guerra; in pochi giorni, in poche ore precipitò nel baratro», Canfora sottolinea un fatto: nel 1912 in Germania il risultato delle elezioni politiche generali il partito socialista tedesco ottenne 4milioni di voti , in parlamento si passò da 43 a 110 deputati. Il figlio dell’imperatore di Germania, suggerì al padre l’idea di mettere in atto un colpo di stato.Quando s’arriva a un bivio, si può scegliere quale direzione prendere. Il socialismo poteva essere un’alternativa al baratro. Non fu così.Qui, il link per ascoltare, dalla viva voce di Luciano Canfora, le puntate trasformate poi in un libro che merita un posto di rilievo nella biblioteca personale.http://www.rai.it/dl/portaleRadio/med...

  • Dvd (polemologico e pantoclastico)
    2019-03-21 11:50

    Saggio veloce e rapido, che purtroppo finisce troppo presto, in cui Canfora - lontano qui dai suoi consueti ambiti di studio storico - analizza la fatidica estate del 1914.Il luglio '14 è solo la conclusione (non l'unica possibile) di una lunga serie di avvenimenti, incroci politici, incidenti diplomatici, interessi economici affastellatisi nei decenni precedenti.E la guerra, o la resa dei conti rispetto a tutti gli accidenti di cui sopra, fu la conclusione da tutti quanti voluta (per "tutti quanti" intendendo i governi delle principali potenze dell'epoca e i potentati economico-finanziati a questi legati). Non l'unica conclusione possibile, ma la più probabile. E Sarajevo, l'attentato a Francesco Ferdinando e consorte solo il pretesto perfetto: l'Austria-Ungheria, sciaguratamente, utilizza con cinismo l'episodio per risolvere una volta per tutte i problemi con la fastidiosa Serbia, sapendo di avere le spalle a Est coperte dall'intervento tedesco (perché la Russia, protettrice di tutte le popolazioni slave dei Balcani, interverrà).Tutti hanno i loro scheletri nell'armadio: persino i russi, che si pongono quali difensori dei Balcani in nome di un ideale panslavista, hanno interesse in realtà in un solo, decisivo argomento, ossia l'occupazione degli Stretti al fine di raggiungere la secolare ambizione d'accesso indisturbato ai mari caldi. Non diversamente la Gran Bretagna, che persegua da secoli con lodevole coerenza un unico scopo in Europa, ossia impedire il formarsi di uno stato egemone: che sia francese, tedesco o russo, poco importa.E in questo ginepraio di piani d'interesse intersecantesi, la guerra è alla fine la soluzione più ovvia.Canfora, giustamente, si concentra anche sul grande tradimento alla causa che i partiti socialisti europei commisero in quel frangente: pochissime furono le voci fuori dal coro. La vicenda di Mussolini, da gran banderuola e superbo demagogo qual era, ne è la più perfetta sintesi. In effetti la trasformazione repentina di quelle classi politiche, e in particolare di quella tedesca (il più potente e organizzato partito socialista d'Europa), da forza anti-sistema a spalleggiatori dei loro vecchi nemici conservatori e reazionari è sbalorditiva, ma le cui motivazioni sono ben riassunte da Canfora stesso: i vecchi ideali pacifisti e internazionalisti barattati con il sostegno indiscriminato alla guerra patriottica, con lo scopo di ottenere briciole da far piovere poi sul proletariato tedesco in caso di guerra vittoriosa e successive, profittevoli annessioni. Canfora non lo dice, lo aggiungo io: mi chiedo cosa sia cambiato oggi, dato che si rivedono le stesse, identiche dinamiche. Non è che forse la Germania unita sia, indipendentemente da qualunque regime o idea politica là imperante, un problema esiziale per l'equilibrio e la stabilità europea? Perfino per la sua stessa pacificazione?Ovviamente il fatto che tutti avessero i propri motivi per desiderare il conflitto assolve i tedeschi dalla responsabilità unilaterale - così come affibbiatagli a Versailles dai vincitori, con sommo sprezzo del ridicolo ma in generale coerenza con la martellante propaganda dei quattro lunghissimi precedenti anni - di aver causato la guerra.Più semplicemente, si può dire la Grande Guerra che fu qualcosa che sfuggì quasi subito dal controllo degli attori in campo, che erano totalmente impreparati di fronte a un massacro e a uno sforzo sociale, economico, industriale di quella spaventosa entità. Consiglio in definitiva il libro, molto ben scritto e molto godibile (pur nella sua brevità).

  • Paolo Nardi
    2019-03-22 11:46

    http://speloncalibro.blogspot.it/2013...

  • Pietro
    2019-03-09 05:28

    À bas la guerre, vive la guerreRintracciare le cause e le dinamiche che portarono alla Prima guerra mondiale è un'impresa niente affatto semplice. Per comodità (o sciatteria) viene insegnato che la scintilla fu l'attentato di Sarajevo nel quale venne colpito l'arciduca Francesco Ferdinando; Canfora si chiede - azione così poco di moda oggi - se davvero sia storicamente accettabile affermare che le nazioni, con impressionante effetto domino, azionarono le proprie macchine belliche per un attentato - per quanto esecrabile, colpendo oltretutto l'erede al trono austro-ungarico. La domanda è ovviamente retorica, però si continua a insegnare questa favola semplicistica, che risolve mille sfaccettature in una comoda quanto fittizia sintesi. Canfora dal canto suo padroneggia a meraviglia l'argomento, esponendo le trame fitte e attorcigliate di un'Europa senza più bussola, con due imperi al tramonto (tre se consideriamo anche la Russia zarista) e sballottata da potenti sentimenti imperialistici; tutte le grandi nazioni protagoniste ricevono la dovuta attenzione, attraverso lucide ricostruzioni delle rispettive politiche interne, dei trattati d'intesa e quant'altro. Ma se tutto si risolvesse in un preciso e attento gioco di rievocazione storica e analisi storiografica, non avrebbe molto senso leggere testi del genere; invece gli eventi antecedenti il 1914 hanno, per noi cittadini del mondo a un secolo di distanza, un sapore spaventosamente attuale. Infatti questo prezioso saggio è più utile come lente per il nostro travagliato presente, dimostrazione che l'umanità agisce secondo la logica pavloviana degli stimoli e dei riflessi condizionati, bypassando l'uso della memoria storica. Consiglio la lettura di Canfora proprio come arma di difesa personale in questo periglióso momento storico, contro la malia di facili ideologie e rinnovate xenofobie di massa, come stimolo a non farci persuadere da coloro che vorrebbero risolvere un problema scegliendo la strada apparentemente più semplice: raramente ha dato frutti in passato e il nostro presente non farà eccezione.

  • Voss
    2019-03-05 09:47

    In poche pagine fa piazza pulita delle solite storielle sulle cause della prima guerra mondiale.Dovrebbero farlo leggere alle superiori al posto di certi libri di testo

  • Marco Cerbo
    2019-03-06 07:45

    Bella ricostruzione storica dell'avvio della prima guerra mondiale. Precisa, chiara e interessante.