Read Cronache di poveri amanti by Vasco Pratolini Online

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Ha cantato il gallo del Nesi carbonaio, si è spenta la lanterna dell'Albergo Cervia. Il passaggio della vettura che riconduce i tranvieri del turno di notte ha fatto sussultare Oreste parrucchiere che dorme nella bottega di via dei Leoni, cinquanta metri da via del Corno. Domani, giorno di mercato, il suo primo cliente sarà il fattore di Calenzano che ogni venerdì mattinaHa cantato il gallo del Nesi carbonaio, si è spenta la lanterna dell'Albergo Cervia. Il passaggio della vettura che riconduce i tranvieri del turno di notte ha fatto sussultare Oreste parrucchiere che dorme nella bottega di via dei Leoni, cinquanta metri da via del Corno. Domani, giorno di mercato, il suo primo cliente sarà il fattore di Calenzano che ogni venerdì mattina si presenta con la barba di una settimana. Sulla Torre di Arnolfo il marzocco rivolto verso oriente garantisce il bel tempo......

Title : Cronache di poveri amanti
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ISBN : 9788817061087
Format Type : Paperback
Number of Pages : 282 Pages
Status : Available For Download
Last checked : 21 Minutes ago!

Cronache di poveri amanti Reviews

  • Davide
    2018-10-30 17:18

    FirenzeOna ona ona,oh che bella rificolona!La mia l'è coi fiocchi,la tua l'è coi pidocchi!

  • Simona
    2018-11-08 15:49

    Perché, perché non ho mai letto nulla prima di questo scrittore? A questa domanda ho cercato di rispondere a lettura ultimata e posso dire di aver chiuso l'anno meravigliosamente. Vasco Pratolini trascina il lettore in Via del Corno a Firenze, dove ha trascorso la sua adolescenza. Via del Corno, che si trova a pochi passi da Palazzo Vecchio, è una via popolata da esseri straordinari, quali Nesi, il carbonaio, Maciste, prostitute, ecc., il tutto sullo sfondo del fascismo negli anni del 1925 - 1926. Le storie degli abitanti traboccano di bellezza, di amore, di morte, di speranza, di vita. Sì, di vita. Questo libro trabocca di vita, di vita vera e reale. Il lettore si sente risucchiato da questo vortice di vicende al punto da essere parte integrante di questo grande corollario di anime che lottano, sperano, sognano.

  • Arwen56
    2018-11-07 18:15

    Veramente un buon romanzo. Di quelli di una volta, tanto per intenderci. Quelli in cui ti affezionavi ai personaggi, perché ti sembrava di vivere assieme a loro, di patire per le stesse ingiustizie o di godere per le medesime soddisfazioni. Uno di quei romanzi “onesti”, dove gli uomini sono sempre e solo uomini e mai creature eccezionali oppure scaraventate in situazioni inverosimili, al limite dell’assurdo, tanto per vedere cosa succede. Uno di quei romanzi in cui il coraggio finisce per essere il semplice atto di alzarsi al mattino e continuare a vivere, nonostante tutto. Il che, a ben vedere, è forse la nostra dote migliore: portare sulle spalle, ogni giorno che passa, un peso in più, ma fare lo stesso ciò che dobbiamo fare, nel miglior modo possibile, se possibile. Convivere con la vita è un arte difficile. Ma noi, in linea di massima, ce la facciamo. Tra alti e bassi, ma ce la facciamo. Consigliatissimo.

  • Giant Steps
    2018-11-13 16:49

    Questo romanzo ha grossi pregi e grossi difetti. E' figlio del suo tempo e in questo, tutto sommato, non ci vedo niente di male. E' intriso da un ideologia vetusta da dopoguerra, ma al tempo stesso diventa uno spaccato di quel che era la vita di quegli anni, in una via centralissima di Firenze durante l'ascesa della dittatura fascista. E' un ritratto corale di un microcosmo di umanità che, nel bene o nel male, oggi è solo un lontanissimo ricordo: di quando la gente era più umana e umile ma anche più pettegola e invadente. Pratolini nella sua spontaneità riesce a far rivivere questa realtà in cui è cresciuto. Così le vite degli abitanti di via del Corno s'intrecciano tra le pagine generando gioie e dolori. I risvolti psicologici non mancano, ma finiscono per stemperarsi in un sentimentalismo popolare forse troppo marcato. La prosa, a mio modesto parere, è fortemente influenzata da Hugo, di cui Pratolini fu traduttore, oltre che da un evidente toscanità. Di certo raggiunge un pathos che nel prosieguo del romanzo purtroppo si fa ripetitivo e finisce per avvitarsi su se stesso. Nel complesso è un romanzo che lascia il segno e sa farsi amare, anche se un centinaio di pagine in meno l'avrebbero reso forse più sobrio.

  • Francesco Bazzurri
    2018-10-15 14:56

    È un libro talmente bello dal punto di vista descrittivo che ti viene voglia di viverci dentro. Riesci ad ascoltare persino il battito del cuore degli abitanti di via del Corno...

  • Giada
    2018-11-06 15:02

    "Ma le mosche diventano elefanti, all'occorrenza, o jene, secondo le interpretazioni. Ed al rimorso gli uomini hanno trovato, come antidoto, l'Ideale. [...]E dobbiamo tener presente questo: che pervenuto al limite dell'ascoltazione di se stesso, e dovendo ammettere di avere tutto sbagliato nella propria vita, un uomo vede due strade aperte davanti a sé: o suicidarsi o, come diceva Aurora, "cambiar pelle". Cambiar pelle non si può: occorre una volontà riservata a pochi. Solo i santi vi riescono, e qualche volta i poeti. Coloro, cioè, che credono veramente in qualcosa di eterno. Il suicidio è più facile, è alla portata di ogni intelletto medio. Ma per suicidarsi occorre non volersi bene, o volersene troppo. Bisogna credere altrettanto veramente, che la vita non possa offrire altre gioie. Oppure che queste gioie sarebbero inaccessibili oppure misere qualora restassimo in vita. Rari sono i Santi, più rari sono i Poeti. Il numero degli intelletti medi che un giorno si accorgono di essere giunti al loro fallimento morale è, invece, sterminato. E i suicidi, al confronto, uno zero. Si apre allora ai nostri occhi, una terza strada, che è l'unica sulla quale sappiamo poterci avventurare poiché è quella che ci ha condotti dove siamo. Si tratta solo di correggere il nostro passo che finora è stato faticoso, ed ha finito con l'avvilirci perché camminavamo ai margini, tra i sassi e gli sterpi che la nostra coscienza accumulava - e tutte le pietre miliari erano nostre, tante ferite al cuore! Ora, invece, decidiamo di battere la via maestra, quella sulla quale camminano milioni come noi, e di tenere lo sguardo fisso all'orizzonte. Era pur quella la mèta che ci prefiggevamo: è camminando spediti sulla "buona strada" che la raggiungeremo. Vi sono, naturalmente, anche su questa strada ostacoli e barriere, ma ci apriamo il varco assieme agli altri, e getteremo le macerie da una parte: le macerie che quando procedevamo da soli, ai margini della strada, ci ostruivano il cammino, con i loro dubbi e rimorsi! Così facendo, un uomo tradisce, sì, se stesso, ma una volta per sempre. Dopo di che avrà finito di fingersi. Attaccandosi a questa certezza, con la disperazione del naufrago, toccherà subito la riva della persuasione, si sarà autenticamente trasformato. Non si ricorderà più quello che era. E non perché non vorrà ricordarsi ma perché davvero non si ricorderà. Avrà, a suo modo, cambiato pelle, e creduto di conservare intatto l'Ideale. Che gli sembra lo stesso eterno, ma che è invece caduco, come il suo corpo, poiché è diventato un ideale accessibile al suo corpo. Ora egli è certo di arrivare alla mèta. Di arrivare si tratta. Arrivare cioè al giorno in cui si incontrerà con la morte, che oggi ha rifiutata siccome la vita gli offriva ancora delle gioie che meritavano di essere godute: sono gioie semplici, umane come onesto e semplice è sempre stato il suo spirito. Alla vita noi chiediamo il successo del nostro lavoro, la felicità familiare, l'affermarsi dell'Idea in cui abbiamo sempre creduto e per la quale abbiamo lottato e siamo arrivati al limite della disperazione. Ma non domandateci di ricercare le cause di cotesta disperazione, si tratta di una cosa che non ci è mai appartenuta. Del nostro passato noi ricordiamo soltanto ciò che ci concilia con il nostro presente, e che serve al nostro avvenire. E siamo sinceri, adesso, disperatamente sinceri. Non chiamate tutto ciò vigliaccheria: dimenticare è l'aiuto che ci offre la vita, perché la viviamo."

  • Sergio
    2018-10-29 19:54

    Da poco tempo ho riscoperto Vasco Pratolini, uno dei pochi scrittori italiani del dopoguerra capace di "prendermi" con i suoi romanzi, le sue storie del popolo fiorentino, gli affanni, gli amori, le gioie e le sofferenze dei singoli elevati a campione della collettività italiana nel ventennio fascista. Quest'ultimo libro, racconta le vicende degli abitanti proletari di una via di Firenze tra gli anni venti e trenta del secolo scorso ed è impossibile, fin dalle prime pagine, non calarsi in via del Corno e vivere insieme ai tanti protagonisti le loro disavventure quotidiane, l'aggressività fascista nel suo pieno affermarsi, le difficoltà sociali ed economiche degli italiani di quel periodo storico. Un romanzo che, come si usa dire, si legge d'un fiato e lascia un po' di dispiacere quando si arriva all'ultima pagina.

  • Lodovico
    2018-10-18 19:11

    Pratolini è un autore che andrebbe riscoperto, in questo testo non ho trovato particolari picchi narrativi, ma nel complesso è un gran bel libro! Gli abitanti di via del Corno, pur essendo una via piuttosto piccola (peccato che a Firenze non ci sia neanche una targa!), sono tanti e di tutti l'autore ci narra la storia in quegli anni '20 così turbolenti dal punto di vista politico e sociale. C'è lo squadrista, Carlino, il socialista, Maciste, una serie di ragazze che l'amore fa cambiare e maturare, e la vita che scorre inesorabilmente per tutti. Mi hanno colpito soprattutto le descrizioni dell'amore che si viveva in quegli anni, un amore semplice ma sicuramente più forte e serio di quello degli anni nostri. Non sarebbe male darlo come libro per l'estate ai ragazzi delle superiori, chissà mai che imparino qualcosa.

  • Asgoasgo
    2018-11-06 17:14

    Pratolini è bravissimo a creare l'atmosfera, a farti vivere tra i personaggi; riesce naturale affezionarsi a loro ed alle loro abitudini. La dignità che i suoi personaggi riescono a mantenere nella miseria è adorabile e i vari sentimenti che si incrociano rappresentano il succo del romanzo.

  • Stratos
    2018-10-23 20:09

    Μια συγκινητική ιστορία....

  • Susan Marcus
    2018-11-06 18:56

    Vasco Pratolini's break-through novel, Chronicles of Poor Lovers (1946), written post World War II, is a rich, dense, and lively narrative of Firenze (Florence), Italy in the early years of Mussolini's Fascismo. Native to the city and to Via del Corno, the heart of this novel, Pratolini renders a complex portrait of the 'cornacchiai,' the men, women, and children of Via del Corno. Each time I sat down to read another 50-100 pages, I felt as though I were tuning into a 'soap opera,' from the point of view of one addicted to knowing what happens next. Who will do what to whom on the next episode? In 1925-26 Firenze, however, each subsequent episode' s sky darkens, as the Bande Nere, the Black Shirts corrupt and gain influence. By the novel's end, I could see more clearly why so many inscribed themselves to the fascist party. To eat, to have a job and a place to live, one had to capitulate or face serious deprivation, even persecution or death. When I read fiction couched in an historical period (1920's Tuscany = historical period), I look for echoes. What am I reading that resonates with my own life and political times? This novel provides a compelling reminder of what we risk losing when a fascist dictator gains power and attracts willing supporters and complacent onlookers. Powerful experience this, which I read in the original.

  • LiberoLibro
    2018-10-22 16:16

    L’autore descrive una Firenze negli anni in cui il Fascismo in avanzamento, schiacciava la forza e la vitalità della classe operaia. I personaggi sono gli abitanti di via del Corno, dove Pratolini ha vissuto dopo la morte del nonno, gente umile, dove tutti vivono tutti: un mondo di persone di cui le esistenze si incrociano. Le finestre stesse di via del Corno sono gli occhi, i muri sono le orecchie e non si può fare a meno di parlare e sparlare, eppure nel momento del bisogno si trovano uniti per combattere al di là, spesso, delle proprie ideologie. Una sottolineatura perfetta, dell’autore, nel voler far vedere la contrapposizione tra eroicità e rivalità.....

  • Padmin
    2018-10-21 16:54

    Come butta quest’anno la Fiera?Via del Corno è come Fifth Avenue, perché è la loro strada, dove abitano e si guardano dalla finestra. E la finestra di lui è bella come una finestra di Palazzo Farnese.Il ciabattino dice che il manganello e il suo padrone ne hanno fatte “più di Cacco”. “Ne hanno fatte di pelle di becco” aggiunse Fidalma.E’ cotesta la carità che le insegna nostro Signore? [cotesta!]La “scampanata” avviene sul tardi della festa, quando già la gente torna dai Lungarni o discende dalle terrazze dove ha assistito ai fuochi d’artifizio che a spese del Comune hanno luogo sulle alture del Viale dei Colli; e consiste in un adeguamento liberale della antiche burle che i giovani popolani infliggevani ai pellegrini nel chiostro dell’Annunziata. Si prendono di mira, v’informerà lo Staderini, “i becchi e le ragazze gravide e i vecchi sposi maialoni”.“Quest’anno la scampanata tocca a Beppino Carresi! Tutti annuirono. Anche Maciste ne fu informato, e dette il suo consenso.Quando si è sofferto troppo, e tutto insieme, la paura del domani è il sentimento che domina lo spirito. Ci se ne difende, com’ella dice, “chiudendo un occhio e menando il buon per la pace”.Il brigidino è il deus ex machina della Fiera. Lo si impasta e cuoce sotto i vostri occhi. Lo si mangia tiepido e croccante. E’ in virtù del suo richiamo che la gente affolla la fiera.Quando il sole è basso, verso le cinque, le madri e le anziane raggiungeranno le brigate; Fidalma, Luisa, Leontina, Gemma, Semira sgonnellanti come giovinette, aggiustandosi per la strada le ultime forcine, andranno a vedere “come butta quest’anno la Fiera”.----------Scelta extravagante di piccoli eventi e modi di dire -riscoperti tra le pagine del romanzo- che porto dentro di me dall'infanzia. Utilizzo ancora lo stesso gergo, gli stessi proverbi, le stesse frasi fatte. Ad una vera scampanata ho partecipato sul serio, tanti anni fa... e la ricordo come fosse ora. Un altro mondo.

  • Ann
    2018-11-06 19:54

    I definitely read this English, what with how I can't read Italian but I'm pretty good with English in general. It's probably worth more than two stars but given the age of the book, the age of the translation (not all strings of English words are created equal!), and the age of me, the reader, at the time, I wasn't feeling it. Sorry, Italians!

  • Elena AmaranthineMess
    2018-10-15 19:50

    Cronache di poveri amanti è un meraviglioso romanzo corale che ci parla della vita che si svolge in una piccola via di Firenze e contemporaneamente anche della Storia d'Italia, che in quegli anni vedeva l'ascesa del fascismo.Blog post: http://amaranthinemess.blogspot.co.uk...Video-recensione:https://www.youtube.com/watch?v=sjktz...

  • Claudia Frisoni
    2018-11-10 13:11

    Un bel ritratto della società piccolo-borghese tra le due guerre, una toccante rappresentazione della fiera dei sentimenti, delle vanità e delle ipocrisie del genere umano.

  • Valentina Baffi
    2018-10-29 15:07

    Per me é stato il romanzo di iniziazione al mondo della lettura degli adulti!è come fosse il mio primo amore....indimenticabile!!

  • Giada Da Ros
    2018-11-01 18:56

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