Read Swimming to Elba by Silvia Avallone Online

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Anna and Francesca are on the brink of everything: high school, adulthood, and the edge of ambition in their provincial town. Its summer in Piombino, Italy, and in their skimpy bathing suits, flaunting their newly acquired curves, the girls suddenly have everyone in their thrall. This power opens up their imagination to a destiny beyond Piombino; the resort town of Elba isAnna and Francesca are on the brink of everything: high school, adulthood, and the edge of ambition in their provincial town. Its summer in Piombino, Italy, and in their skimpy bathing suits, flaunting their newly acquired curves, the girls suddenly have everyone in their thrall. This power opens up their imagination to a destiny beyond Piombino; the resort town of Elba is just a ferry ride away, and yet theyve never dared to go. Maybe the future is waiting for them thereor somewhere beyond....

Title : Swimming to Elba
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ISBN : 9781455154630
Format Type : Audio
Number of Pages : 400 Pages
Status : Available For Download
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Swimming to Elba Reviews

  • Dolceluna
    2019-03-15 18:54

    Non mi interessano i giudizi (e i pregiudizi) di chi l’ha bollato come il solito best seller provincialotto all’italiana, perché non ha trovato fra le pagine Proust o Dostoevskij.Non mi interessa nemmeno quanto ha venduto, non conosco le cifre, non conosco l’autrice, non conosco nemmeno le sue opere successive.L’ho letto come qualunque altro libro, indipendentemente dall’azione di marketing o meno che la casa editrice possa aver fatto, e che in nessun modo inficia il mio gusto su quanto ho letto.E, guardando il mio gusto, “Acciaio” di Sivia Avallone ha tutto ciò che io adoro in un romanzo.Innanzitutto, è triste. Triste come solo la quotidianità, in certi luoghi e in certi tempi, i nostri, sa essere.E’ crudo, grigio, realistico fino alla disperazione. In breve, ci trovi quello che nella vita è, e non solo in certi paesini di provincia dell’Italia del Sud (dove si potrebbe pensare, inizialmente, che il romanzo è ambientato), ma ovunque nel nostro belpaese fatto di tanti contrasti e di tante difficoltà, da Nord a Sud.E infatti siamo a Piombino, nel quartiere dell’immensa via Stalingrado. I rumori familiari che escono dalla finestre dei casermoni, i bambini che giocano a palla nei cortili, le porte che sbattono, gli schiaffi in faccia, l’urlo di una donna che risuona lungo la rampa delle scale, il cibo in tavola, la polvere sulla strada, il sole accecante sulle masse di cemento, le panchine con i nomi dei ragazzini incisi. E lei, l’immensa acciaieria Lucchini, la vera protagonista del romanzo, nella quale alcuni dei personaggi sputano sangue e sudore per portarsi a casa uno stipendio sicuro, uno stipendio da operaio. Sullo sfondo, il mare dell’Elba, bella, selvaggia, quasi irraggiungibile.Tutto è descritto con un’abilità tale da rendere il romanzo un piccolo umile capolavoro di neorealismo dei giorni nostri. Del tipo che qualcuno, fra cinquant’anni lo potrebbe vedere in bianco e nero e commentare ambienti, atmosfere e azioni all’apparenza ataviche, in realtà così vere e così concrete per il periodo messo in scena, così come noi osserviamo e commentiamo pellicole di cinquant’anni, sessant’anni fa. Ma loro siamo noi, nel nostro paese, nelle nostre città.E poi ci sono loro due, le nostre protagoniste, Anna e Francesca, due ragazzine di 14 anni che, secondo me, se vai in un quartiere operaio di Piombino dei giorni nostri, beh, le trovi davvero. E la loro storia, che ci parla di un’infanzia che cresce, di un’amicizia apparentemente tradita, della scoperta dell’amore, della disgregazione di una famiglia e che poi sfocia nel dramma, perché siamo pur sempre lì, nei casermoni di via Stalingrado e nell’acciaieria Lucchini, che di certo non regalano la felicità.In questo microcosmo le nostre protagoniste, animali braccati dal destino con cui nascono, paiono non avere speranze. Si trovano, crescono, si allontanano, com’è normale nella vita di tutti i giorni e alla loro età, e alla fine si ritrovano, ma nel frattempo hanno vissuto esperienze che le hanno cambiate per sempre.E infine, c’è lo stile dell’autrice, un dolce pugno nello stomaco capace di accostare elementi tanto diversi fra loro (mi ha ricordato alla lunga quello di Margaret Mazzantini, seppur più acerbo e meno complesso di quello che troviamo, ad esempio, in “Splendore”), perfetto per descrivere quel senso di immortalità tipico degli adolescenti in quel momento in cui, il loro corpo e il loro spirito, cambiano. Ma perfetto per descrivere anche quel senso di frustrazione derivato dalla violenza e dall’abbandono, altri temi che qui emergono prepotentemente.In conclusione, col cavolo che qui ci troviamo di fronte a un romanzo banalotto e superficiale. Ci sarebbe tanto materiale da poterlo studiare, analizzare e commentare. E che barba e che noia i soliti commenti di chi non sa andare oltre, per poi magari bersi e apprezzare ogni boiata che arriva dall’America. Ma va beh, ognuno ha i suoi pareri. E io, “Acciaio”, voglio premiarlo.

  • Callie S.
    2019-02-24 19:51

    Acciaio è un'opera che mi è difficile commentare, perché è profondamente antipatica nel suo essere pretenziosa e ingenua, documentaria e falsaria, onesta e ruffiana insieme.In tutta sincerità vorrei prendere le distanze da chi ha massacrato libro e autrice - a mio avviso non sempre a proposito - almeno quanto mi sento lontana da chi ha candidato questo romanzo al Premio Strega (benché dopo l'inqualificabile emodramma di Paolo Giordano sia rassegnata al peggio). Acciaio è un quantomeno improbabile pasticcio di Zola in salsa Moccia: descrizioni paesistiche talora potenti contro personaggi di carta velina; valutazioni da Bignami di sociologia versus uno stile che, per quanto piatto, si lascia leggere con discreto piacere.A mio avviso Silvia Avallone ha le potenzialità della narratrice di rango, ma non arriva a svilupparle in pagine che - sul serio - viene da chiedersi quanto interesse avrebbero suscitato se non supportate da una grandissima casa editrice.Cosa mi è piaciuto? Molto più di quel che potrebbe lasciar intendere quanto ho scritto sinora.Le macchine, ad esempio.Quando si lancia nella descrizione del rapporto carne-macchina all'interno delle acciaierie, la prosa vola: è neo-naturalista, vibrante, bellissima.Cosa non mi è piaciuto? La sociologia spicciola alla Cioè sulle adolescenti di oggi; l'appiattimento del femminile sull'o secchiona o velina; il dramma sociale tirato per i capelli; la trascuratezza linguistica (parliamo dei toscani dei cantieri più duri d'Italia e mai una bestemmiuccia?); un bieco menefreghismo per la verosimiglianza (gente pestata che l'indomani va al mare in bikini e nessuno nota nulla, per intenderci).Non ho mai chiesto alla letteratura di essere fedele al reale, ma credo che un buon romanzo debba essere interpretazione: in Acciaio, per contro, mi pare che l'autrice abbia riciclato luoghi comuni e topoi da fiction di Rai Uno. Troppo poco, insomma, per ambizioni da Strega.

  • charta
    2019-03-16 21:46

    Pre-commento breve:ottimo, sotto il profilo del marchetting. Artisticamente parlando, un vero pacco.*******Prendete un McCarthy d'annata, trituratelo e prendetene a caso qualche brano; aggiungeteci un quarto di Moccia, uno spruzzo di Faletti, una goccia, ed una sola, del Bukowski turpiloque, un'ombra di Agus (Milena) per dare sapore locale et voilà, il Romanzo italiano dell'ultimo decennio è servito.Mots grosses disseminano a casaccio le pagine, i personaggi sembrano tolti di peso dall'operetta, il tragico si alterna al comico per poi passare nello stolido senza sfumature o plausibilità. L'ambientazione vuole essere pregnante, invece risulta solo grottescamente ripetitiva, patetico il ricorso saltuario a neologismi di conio freschissimo (l'autrice ha forse pretese gaddiane), che aumentano, invece, la sensazione di trovarsi davanti a un patchwork di pessima fattura.Atroce il finale: dopo un dramma grandguignolesco che avrebbe atterrato chiunque, le due eroine, bellissime e impavide, coroneranno il sogno delle loro esistenze."Cuori selvaggi" era più verosimile.

  • Crysalis
    2019-03-21 16:45

    La dimostrazione che per vincere dei premi non bisogna manco leggere quel che si è scritto.Pagina 220: "[Alessio] Non poteva davvero immaginare che tra pochi mesi l'ennesimo suo collega sarebbe morto e lui avrebbe agitato la bandiera della FIOM contro di lei che stava ormai, a tutti gli effetti, dall'altra parte".A pagina 338 è Alessio a morire, e tutti i suoi colleghi a scioperare contro di "Lei".Ora ditemi com'è possibile che un'opera - già di per sè scialba, piatta, vuota, banale, trita e ritrita, dove l'unica manco tanto innovazione è che per una volta le due amike dall'amicizia profondissimissima sono lesbiche - che contiene un'errore/orrore simile sia arrivata finalista al premio Strega e abbia vinto il Campiello Opera Prima.Ma cos'è, sto libro non l'ha letto/riletto nessuno? Manco l'autrice dopo aver buttato la prima bozza si vede. E non l'editore, il correttore di bozze, i giudici dei vari premi, i lettori, chi più ne ha più ne metta. Probabilmente neanche quelli che hanno scritto le migliaia di lettere di raccomandazione profumanti di soldi.Questo mi fa rabbia. Perchè è l'evidenza di come la letteratura ormai non ha più bisogno di nulla: a stento si nutre di parole, scritte ormai spesso e volentieri da persone che le conoscono e le sanno utilizzare veramente poco, ma ormai la storia è del tutto superflua, e la coerenza, pochi lettori hanno abbastanza memoria per ricordare cos'hanno letto 200 pagine prima.Più che tutti i diari di puttanelle, di tredicenni in crisi depressive, più che tutti i romanzi senza filo logico che stanno spopolando per ora, per me, la morte della letteratura lo rappresenta questo libro.Amen.(Ps: due stellette anzichè una, perchè è uno spreco. Il libro poteva avere spunti interessanti che l'autrice ha tranquillamente buttato nel cesso. forse credeva di colpire, in realtà ha solo deluso. Due stellette per Lisa e Donata, che non hanno alcun motivo di essere in quelle due pagine, ma sono indubbiamente più vive e corpose delle trecento pagine dedicate a Anna e Francesca.)

  • Jacopo
    2019-02-25 20:52

    1- avevo paura a finire questo libro per non dover scrivere un commento..come dite?non sono obbligato?evvai.no dai, magari il mio commento può convincere qualcuno a leggerlo. dalle stelline direi che è palese che mi è piaciuto un sacco. tecnicamente è una figata: non ci son troppe descrizioni che annoiano e i dialoghi vanno via filanti come una mozzarella. ovviamente il linguaggio è quello che è visto che stiamo parlando di 14enni..però ehmm, non so bene cosa dire, mi ha toccato nel profondo questo libro.basta la smetto, tanto non ne cavo un koala dall'albero.2- Acciaio è triste. parecchio triste. come al solito la gente dà pareri discordanti, c'è chi lo ama e chi lo odia, a me sta piacendo molto, sembra un po' una telenovela ma è talmente realistico che fa quasi male leggerlo. sembrano cose brutte da dire di un libro ma io le vedo come pregi. inoltre ci sono molti personaggi le cui storie si inrecciano e mi sembra ben gestita la cosa, che di questi tempi in un libro la trovi raramente una cosa del genere, a meno che non sia un libro scritto da colossi tipo king e follet o la zia Isabel.nella sue ingenuità è toccante, romantico, triste, stronzo, prepotente, cattivo, ingenuo (appunto), è anche un po' pietoso, se gliene dai la possibilità smuove per bene i sentimenti.poi i gusti son gusti. io te lo consiglio, male che vada hai letto un libro che non ti è piaciuto.la trama della quarta di copertina lo fa sembrare un po' un romanzetto così, ma secondo me vale molto.

  • Monika
    2019-03-05 17:54

    Wow. Swimming to Elba was such a disheartening book. Incredibly well done, but a difficult read.This novel deals with so many overwhelming themes: poverty, drugs, sex, abuse. Whenever I thought some hope may be on the horizon, that hope was dashed. I felt compelled to read on and on, but I had a knot in my stomach the entire time.It was an odd reading experience for me. I lived in Italy when I was the same age as Francesca and Anna. Now, I'm around the same as their parents. I thought about my own experiences at their age, having such close, intense friendships, spending summers at the beach, enjoying the free-range kind of liberty that kids enjoy in small Italian towns.However, the romanticized Italy of our travel books, television shows, and life abroad is not a complete picture. At one point in the book, Anna's mother very bluntly expresses how she feels about her country. Through their status updates and message board posts, I see glimpses of the frustration and uncertainty my Italian friends have toward their government and the state of their economy. I can tell they are worried about what the future holds for themselves and their children.That feeling of disillusionment, common among young Italians, is something 27-year-old Silvia Avallone nailed in this debut novel.Her writing is gorgeous in the descriptive, expressive way that is the Italian language. Antony Shugaar did an amazing job with the translation.I'm not sure about the ending of the book, though. Something happens that is so graphic and horrific, I was sick to my stomach. When I finished reading the last chapter, I'm not sure if I hadn't gotten over that incident, was still stunned, or what. But I was left thinking, "really? that's it? and now it's over, just like that?"You can read an interview with Silvia Avallone at the Penguin Group website. It offers a great deal of insight into her novel.I received a copy of this book from the publisher via NetGalley in exchange for an honest review. I did not receive any other compensation for this review.

  • Ron
    2019-03-24 18:37

    La vita a Piombino è tutt’altro che semplice. Il rumore delle acciaierie, il sottofondo di perenne interferenza, le alte temperature di fusione dell’acciaio che disturbano la quiete e rendono sempre più lontano il paradiso dell’Elba.Anna e Francesca attendono con trepidazione il compimento del loro quattordicesimo compleanno. Reclamano l’indipendenza, la libertà, la possibilità di fuggire dall’assordante fracasso a bordo di un motorino. Perché a Piombino non c’è futuro. Anzi, il destino a Piombino è già segnato, ed è uguale per tutti, ed è alla Lucchini, l’acciaieria in cui lavorano Alessio, il fratello maggiore di Anna, e tutti i suoi amici, alle dipendenze di quel fastidioso e dispotico tiranno che invade le loro menti e si deposita sulla loro pelle, l’acciaio.Tuttavia, la sfida con il destino è una strenua lotta. Lo sanno bene Arturo e Mattia, che hanno cercato di rifuggire il proprio destino attraverso vie illegali, utilizzando anche mezzi illeciti, ma che non sono riusciti a raggiungere il lieto fine. È il richiamo dell’acciaio, a cui non ci si può sottrarre, che non lascia scelta, che annulla la volontà e la libertà umane.Silvia Avallone racconta l’adolescenza, la gioventù, l’età adulta nei sobborghi di Piombino, dipingendo il ritratto di una società intossicata ma consapevole del proprio avvelenamento. Il lettore cala in un’atmosfera calda e familiare, a tratti invadente, realisticamente satura di elementi, che riconosce sin da subito, sebbene sia lontano dalla realtà descritta. L’acciaio della Lucchini diventa così per il lettore un fattore di identificazione, un luogo fisso, un punto di ritrovo. Il vero elemento disturbante sono i personaggi, nella loro coralità separata e priva di coesione, seguiti da un punto di vista traballante e incerto che, invece di mettere in risalto ciascuno di essi in un contesto collettivo, li oscura trasformando le loro potenzialità caratteriali in stereotipi piatti e monotoni. Se la Avallone si fosse concentrata su un personaggio alla volta –o comunque, non su tutti contemporaneamente- il risultato sarebbe stato un ottimo romanzo, che invece si limita a essere piacevole e gradevole da leggere e scritto bene. Non che questo sia negativo!

  • Malacorda
    2019-03-09 20:45

    Certamente non si tratta di una lettura impegnativa, e il degrado delle periferie l’ho trovato descritto meglio altrove; ma i personaggi, le situazioni e l’intreccio che man mano viene delineandosi, sono meno banali di quanto possono apparire inizialmente, quindi vale comunque la pena di portare a termine la lettura.

  • Sandra
    2019-03-24 19:42

    Silvia Avallone scrive bene. Tuttavia una scrittura ben strutturata, con toni a volte lirici che si alternano con momenti anche eccessivamente realistici, non è elemento sufficiente perché si sia davanti a un bel libro. A me questo romanzo non è piaciuto.Non ha assunto alcun rilievo ai miei occhi e alla mia sensibilità di lettrice nessuno dei protagonisti di questa storia, non mi sono affezionata a nessuno, non a Francesca e Anna, due quattordicenni alle prese con la voglia di crescere e di evadere dai tristi casermoni di viale Stalingrado a Piombino, da cui si guarda l’Elba da un lato e dall’altro gli stabilimenti delle acciaierie Lucchini ex Ilva, non ho sentito simpatia per nessuno dei tanti protagonisti di una realtà squallida di periferia, abitata da personaggi stereotipi: i bulli del quartiere che si incontrano al bar a giocare a flipper per ammazzare il tempo, i giovani operai delle acciaierie che nel fine settimana si sballano con droghe che offrono un momentaneo distacco dalla desolante realtà, famiglie all’apparenza tranquille che nascondono disagi emotivi e difficoltà di rapporti personali, insomma non sono riuscita a vedere in tutto il libro una figura che non uscisse dai soliti clichè della narrativa contemporanea, che sembra superficialmente destinata agli adolescenti, sul genere Moccia per intenderci.Anche i temi che la scrittrice vuole trattare sono tanti, e così facendo non ne approfondisce alcuno, rimane in superficie, confezionando un romanzo che non so se possa incontrare i gusti dei giovanissimi lettori, di sicuro non ha incontrato i miei. Si parla di problemi adolescenziali, di amicizia –sfiorando appena il tema del lesbismo-, della difficoltà di crescere, della violenza in famiglia perpetrata dietro le porte chiuse in silenzio, della droga, della sicurezza sui luoghi di lavoro e la tutela limitata dei lavoratori. Tratta di tutto questo e altro, senza tanta convinzione.Sarà per la prossima volta, è solo la sua opera prima.

  • Rosalba
    2019-03-15 20:30

    "La realtà esige. La realtà vince comunque, qualsiasi cosa fai o pensi."Ho letto molti pareri negativi su questo libro e ne ho rimandata la lettura per questo motivo. Invece ora sono contenta di averlo letto e lo trovo un gran bel libro, uno spaccato di vita reale. Ambientato nella periferia di Piombino, intorno al polo industriale della ex Ilva. Una periferia come ce ne sono tante, intorno alle vecchie grandi fabbriche, che oggi stanno morendo, con i suoi casermoni di cemento, in cui brulicano vite insoddisfatte, dove si lotta per sbarcare il lunario e non si riesce mai, dove nascono amicizie forti e ossessive a cui ci si aggrappa per dimenticare una realtà familiare squallida e violenta, dove ci si fa di coca o anfetamina per affrontare le giornate di lavoro duro e pericoloso, dove l'isola d'Elba, a un'ora di traghetto, può diventare un miraggio e ci si accontenta di spiagge sporche e maleodoranti. Una realtà che esiste eccome, inutile fasciarsi gli occhi e fingere che non ci sia, c'è anche di peggio. Anche il finale così criticato perché buttato lì, io invece l'ho trovato bello. Un'amicizia che si ricompone non è mai un brutto finale.

  • Smartinella
    2019-03-11 22:31

    Non ci siamo.Temi seri e profondi buttati lì a casaccio, trattati superficialmente e senza cognizione di causa nel vano tentativo di rendere interessante una storiella mediocre. Ho letto fanfictions scritte meglio.Ho passato l'intero libro a chiedermi quando sarebbe cominciata la vera storia, ad aspettare un colpo di scena o un guizzo di originalità. Arrivata alla fine, la mia reazione è stata più o meno simile ad un enorme embè?I personaggi di Moccia sono caratterizzati meglio (beh... quasi) e i Pokemon hanno più spessore psicologico delle due protagoniste di questo romanzetto. Non mi soffermo neanche ad elencare gli orrori grammaticali e lo strafalcione di Alessio, tanto sono già stati ampiamente trattati in altre recensioni.Dovrei smetterla di comprare best-sellers pluripremiati.O forse sono io che non riesco a cogliere la genialità.

  • Ava Black
    2019-03-24 18:47

    Non sono neanche riuscita a finirlo. Allora, comincio col dire che, come sempre, ho preso il libro in biblioteca e non mi aspettavo che fosse un romanzo premiato a un importante concorso letterario (l'ho scoperto solo ieri, leggendo alcune delle recensioni qui su Goodreads). Si tratta di un'opera prima di un'autrice della mia stessa eta', classe 1984, quindi giovane ma non giovanissima. Se si fosse trattato di un romanzo autopubblicato, senza alcuna pretesa, un'opera prima frutto di un faticoso lavoro di editing e rilettura accompagnata all'umilta' di una scrittrice giovane ed esordiente probabilmente sarei stata piu' clemente (anche se credo che non avrei finito comunque il libro), ma quando ho saputo che la scrittrice ha pagato fior di Euro oppure ha avuto le conoscenze giuste per vincere dei premi, ottenere una campagna pubblicitaria di tutto rispetto e in generale arricchire il libro di prodotti collaterali per spingere i lettori a comprarlo quando la qualita' dell'opera non si avvicina neanche a quanto viene promesso be' mi fa bocciare il lavoro sotto tutti gli effetti.Il romanzo e' ambientato a Piombino, in Toscana; io sono toscana anche se a Piombino ci sono andata solo una volta per prendere il traghetto per la famosa isola d'elba cui si accenna cosi' tanto spesso nel libro. Non so se esista davvero via Stalingrado ne' come vi si viva, ma so che avrebbe potuto essere un bello scenario in cui ambientare la storia, solo che invece non funziona. E' stato piacevole trovare caratteristiche toscane e anche qualche modo di dire dei miei posti, ma per il resto il libro fa acqua da tutte le parti: le protagoniste sono due amiche del cuore di quasi 14 anni Anna la mora e Francesca la bionda e la cosa che mi ha irritato di piu' e' come tutto ruoti intorno al sesso in questo libro, tutti i maschi sono arrapati, le protagoniste capiscono che i loro corpi si stanno sviluppando, si spogliano, si toccano, si mostrano, vanno al mare mezze nude, lasciano aperte le fnestre mentre sono nude per essere viste, vanno coi ragazzi... ma il cervello invece non si sta sviluppando? Temi come la violenza sulle donne e sui minori sono trattati con lo sstesso spessore con cui vengono descritte le tette delle due protagoniste. Sono arrivata all'inizio della seconda parte in cui si scopre che le due sono lesbiche, o comunquet Francesca e' attratta dall'altra. Le sscene sono ripetitive, una storia senza spessore e senza senso, che di sicuro non giustifica tutto il successo del libro. Non so come va a finire e non me ne importa niente, gli unici personaggi che ho apprezzato sono Lisa e Donata e secondo me la scrittrice avrebbe dovuto dedicare loro un romanzo, lasciando perdere Anna e Francesca (che modelli sono per el ragazzine?) ma in realta' penso che non sarebbe stata capace di trattare la malattia di Donata e tutto quello che vi ruota intorno con la sensibilita', l'intelligenza e il talento necessari a non scrivere un romanzo tipo "colpa delle stelle" solo su un'altra malattia. Sconsigliatissimo e bocciato.

  • Antonio Fini
    2019-03-15 16:58

    Una cosa davvero non l'ho capita: perché ambientare il romanzo nel 2001? C'è qualche connessione con l'11 settembre, avvenimento che comunque le protagoniste vivono, nel libro?La "formazione" di due belle ragazzine sullo sfondo di una Piombino degradata, sformata da un ambiente da dopobomba, oppressa dal mostruoso impianto siderurgico. So che i piombinesi hanno criticato ferocemente questo libro e mi piacerebbe saperne di più...Le due bellissime, si capisce, sono destinate a qualcosa di diverso dal lavoro in fabbrica, e l'Elba, in lontananza, rappresenta la "parte bella", giusto a due passi dal mostro d'acciaio.La potranno raggiungere, ma passando attraverso un doloroso purgatorio, entrambe.Intorno a loro, un campionario di ordinaria umanità in sfacelo: padri violenti e/o assenti, madri distratte e/o rassegnata, fratelli e amici già rassegnati. Un catalogo di temi ai quali siamo ormai abituati, che appartengono più alla cronaca che alla letteratura e che, forse, messi tutti assieme in un romanzo, risultano forse anche banali.O forse l'autrice non ha saputo renderli in modo così appassionante.Può riprovarci, però.

  • Amy
    2019-03-23 14:54

    The description of this book led me to believe I’d be reading about a pair of girls growing up in an Italian tenement, figuring out their way as adolescents, wishing to rise above their current situation and I thought it would be politically-charged to boot. It seemed like a recipe for a great read. So why do I walk away feeling disappointed and a little disgusting? I wasn’t expecting to read page after page about the sexual exploits of two 13 year-old girls (one with a 23 year-old). The book tried so hard to be edgy through its sex, abuse, death, and scandals but the execution was greatly lacking. It was far more disturbing than thought-provoking. Many of the events simply occur without rhyme or reason and I’m left feeling like there is no redemption, just a book trying to expose the life of the Italian working-class poor and yet falling far short.

  • Deniz
    2019-03-24 22:49

    Puan: 3.5Bakarsın Bulutlar Gider, elinize aldığınız andan itibaren size pozitif etki veren, henüz kapağını bile açmadan sizi pembe düşlerle saran bir kitap. Ne var ki kitabın içeriği, kapak görselindeki ve tanıtımındaki gibi öyle pek de pollyanna değil. Ve bu beni daha da mutlu etti.Kitap, İtalya'nın kıyı kentlerinden birinde yaşayan Anna ve Francesca adında iki küçük kızın öyküsünü konu alıyor. İkisi, birbirlerine inanılmaz derecede bağlılar ve sonsuza kadar da en iyi arkadaş olarak kalacaklarını biliyorlar. Tabii hikaye, bu iki kızla sınırlı kalmıyor. Onların ailelerine, oradan da onların arkadaşlarına atlıyoruz. Böyle dediğime bakmayın, içinde kendinizi kaybedeceğiniz, aşırı karakter içeren bir kitap değil bu. Gayet normal ölçüde karaktere ev sahipliği yapıyor.Bakarsın Bulutlar Gider, iki kızın rayından çıkmış bir dünyada hayata tutunmasını anlatıyor aslında. Kitaba bu şekilde bakacak olursanız, oldukça trajik, yürek burkan ögeler taşıyor sıkça. Ancak bana kalırsa, Anne ve Francesca da o cıvık dünyadan soyutlanmış, melek çocuklar değiller. Hem de hiç değiller. O dünyanın zaman zaman merkezindeki konuma sahipler hatta.Kitap oldukça değişken bir yapıya sahip. Başlarda okuduğunuz olaylar ve kişiler kırk sayfa sonra aynı kalmıyor. Özellikle Anna ve Francesca'nın kısımlarında rastlıyoruz bunlara, onların düşünceleri hiçbir zaman sabit ve tutarlı değil; bunun sebebi ise daha henüz küçücük olmaları ve şımarık yapıları diye tahmin ediyorum.Kitabın altından yavaş yavaş verilmeye çalışılan mesajlar, politika, başkaldırı, insanlığın yavaş yavaş yok olduğunun bize sunulması benim kitapta en sevdiğim kısımlardı. Aynı zamanda İtalya'nın kötü yüzünü görmek de oldukça güzeldi.Bir de Anna'nın abisi Alessio'yu ve annesi Sandra'yı oldukça beğendim. Gerçekçi karakterlerdi. Anna da idare eder bir konumda olsa da ne yazık ki Francesca'yı hiç mi hiç sevemedim. Kendisi, bize ne kadar acıya maruz kalmış, buruk kız olarak gösterilse de benim gözümde şımarıklıkta tavan yapmış bir karakter olarak kaldı hep.Doğruyu söylemek gerekirse, ilk elli sayfayı burun kıvırarak okudum. Hatta okumak zor bile geldi. Neyse ki kitap sonrasında başta olduğu gibi devam etmedi; olaylar hızlandı ve biraz toparlandı. Yazarın anlatımı zaten inanılmaz akıcı, derslerle boğuşmasaydım rahat rahat iki günde bitirirdim. Merak uyandırıcı bir konuya sahip olduğundan da kitap elimden akıp gitti zaten. Sonu da beni hayal kırıklığına uğratmadı. Oldukça güzel bitti.Paslanmış bir toplumun piyonu olan iki küçük kız ve çevresindeki insanları okuduk kısaca. Keşke ama keşke kızların yaşı o kadar küçük olmasaydı. On üç değil de en azından on beş yaşında olsalardı daha rahat nefes alabilirdim. Yazar, büyük ihtimalle daha baskın ve vurucu bir öykü anlatmak istediği için kızların on üç yaşında olmasını istemiş; ama ben bir türlü rahat edemedim bu olguyla. Bir de yazar başlarda dış görünüşün önemini göklere çıkarmasaydı kendisine daha çok ısınabilirdim.Bu iki eksi dışında, okunabilir, akıcı, hoş bir romandı Bakarsın Bulutlar Gider. Farklı, çizginin dışında bir eser okumak isteyenler buyursunlar. Ben okurken keyif aldım.Yalnız bir uyarım var, on beş yaşından küçük okuyuculara önermiyorum kitabı. O yaşlarda okurum var mı bilmiyorum ama ben yine de söyleyeyim dedim; ilkokul çağında tanıdığınız varsa onlara da kitabı aldırmayın bence. Anne ve Francesca örnek kişilikler değiller hiç. Zaten olaylar kitapta bambaşka bir boyutta dediğim gibi, kitabın orijinal kapağı da gayet karanlık (hatta orijinal ismi demir, çelik gibi bir anlama geliyor yanılmıyorsam) ama İtalya edisyonu dışında hemen hemen her ülkenin basımı Türkçe edisyonundaki gibi rengarenk nedense.Son bir not, kitap beyaz perdeye uyarlanmış. Her ne kadar izlemeyi istesem de, Alessio'yu oynayan çocuğu hiç beğenmedim, hatta nefret ettim; bundan dolayı kafamdaki Alessio imajını bozmamak adına izlemeyi düşünmüyorum.

  • Mosco
    2019-03-19 17:55

    Questa ragazzina qui, oltre alla storia, che non viene salvata nemmeno dall'ambientazione popolare/industriale, scrive in modo indecente. Una donna con "i nervi a fior di pelle", fortemente incazzata col marito che si è giocato la paga a poker, non è "contrita"! Che, Treccani conferma, significa "Profondamente addolorato e pentito di una colpa o di un fallo commesso" e non inferocito, inviperito etc etc come pare sia la signora in oggetto. "La luce bianca convertiva la terra, e il ferro, e l'aria irrespirabile, in placenta. Dovevi stringere gli occhi a fessura per non farti male." In placenta? (pag.53) e a apgina 71: "dove i rumori del mondo diventano placenta" Ancora? "Massi era lì. Anna lo sentiva avvicinarsi, respirare. E un terrore tranquillo s'irradiava attraverso le arterie, penetrava in ogni capillare, le intorbidiva gli occhi." Ganzo il terrore tranquillo. E ha vinto il Campiello Opera Prima, il premio Flaiano e il premio Fregene, il premio Città di Penne, e ha rischiato di vincere lo Strega. Non so se andrò avanti o se lo mollo qui. Cosa sta succedendo alla letteratura italiana? O cosa sta succedendo a me? Trovo Malvaldi senza spessore. Vitali, mollato senza gran rimpianti. Erri de Luca mi pare retorico e aulico; sorvoliamo su Volo e Moccia, Mastroccola indisponente, francesca melandri, passabile ma non molto di più; Cacucci, bene basta che non scriva romanzi. I Wu Ming se la tirano come fossero LA LETTERATURA ma han scritto un libro, Q. (e non erano nemmeno Wu Ming :D). Il resto è prescindibile. Guccini - De Michele, han clonato pari pari pagine intere da un romanzo all'altro, ma i miei soldi non erano clonati, erano veri tutte le volte e mi hanno profondamente irritata. Anche Umberto Eco, bisogna continuare al osannarlo ma sta diventando una pizza, diciamolo. Stefano Benni, ottimo nei racconti molto meno nei romanzi. Chi ho letto, di italiani, ultimamente? Mauro Corona, non è uno scrittore ma un grande scultore: se ne rendesse conto saremmo tutti più felici (ma di scultura mica si campa!); Carlo Grande, piccolissimo. Con Daria Bignardi non ce l'ho fatta! Mollata lì in fretta, non sopporto quel modo di scrivere a frasi brevissime, soggetto predicato complemento e mica sempre tutti tre. Flusso di coscienza? IMO incapacità di scrivere meglio. No, nemmeno Sebastiano Vassalli! La Chimera è furbetto e illeggibile. Sangue e suolo è pieno di pregiudizi, poco onesto, scritto col paraocchi. Carofiglio, si vabbe'! Piacevole. Anche bravo, a volte. Ma dove diavolo sono i successori di Calvino, Levi, Piovene, Rigoni Stern, Gadda, Pasolini, Bellonci, Bufalino, Meneghello, Manganelli eccetera eccetera? Anche Tabucchi, pace all'anima sua, se n'è andato. Michele Mari, Gianni Celati, Camilleri e? uhmmmm uhmmmm.... uhmmmm.... Chissà come mai sto leggendo quasi solo stranieri.

  • Illiana
    2019-03-17 15:57

    En välskriven, nästan poetisk bok om två unga flickor och om dem som arbetar med att tillverka stål i de enorma fabrikerna i Piombino. Språket är vackert men berättelsen är dyster, om människor som tar droger, om män som slår sina fruar och barn, om män och kvinnor som arbetar på stålverket hela livet och om hur unga tjejer är föremål för männens blickar och begär. Det är drabbande att läsa, som en molande värk som bryter sig fram genom ens skelett när en tar sig framåt genom sidorna. Men ändå så händer det inte så mycket, de befinner sig hela tiden på samma plats och verkar inte utvecklas inom sig själv speciellt nämnvärt. Jag saknar mer händelser, mer karaktärsutveckling och framförallt lite glädje. Det känns som om stackarna i Piombino inte får uppleva speciellt mycket vackert i livet. Jag kan tänka mig att andra läsare kommer uppskatta den här typen av bok mycket mer än mig. Om en gillar Ferrantes böcker så är det en chans att en även uppskattar 'Stål'.

  • Juana
    2019-03-05 19:53

    Avrebbe potuto essere un libro fantastico. Lo stile della Avallone mi e’ piaciuto da impazzire. Crudo, diretto, schietto. Un modo di scrivere che avevo trovato soltanto in alcuni autori britannici, finora.Ma?C’e’ un ma, ovviamente, o non avrei finito col mollargli una valutazione complessiva di 2 su 5.Gli errori grammaticali e ortografici, tanto per cominciare. Non parlo di refusi, parlo proprio di errori. Grossolani, facilmente eliminabili con una sana, seconda rilettura (la signora lo avra’ mai riletto, dopo averlo buttato giu’ la prima volta?) tanto dell’autrice quanto dei revisori. Apparentemente la Avallone ha voluto far parlare su carta i suoi personaggi cosi’ come essi avrebbero parlato se fossero stati in carne ed ossa. Lo accetto. Ma, mi chiedo, questo discorso andra’ applicato anche alla narrazione indiretta? Perche’ anche li’, esattamente come accade nei dialoghi, di sviste ce ne sono un po’ troppe. Alla lunga, diventano irritanti. Ed e’ facile, a quel punto, sentirsi presi in giro.Seconda nota negativa, sempre relativa alla lingua: il gergo. I personaggi parlano come mangiano, ed essendo la Lucchini una fabbrica che si sviluppa su dieci chilometri quadri di terreno essa raccoglie gente da ogni dove, quindi i dialetti cambiano, si mescolano, si plasmano formando un parlato variegato e multiculturale. Che dire, pero’, delle parole simil-dialettali infilate in mezzo al discorso indiretto?Ultima, e forse piu’ grave, nota negativa (con spoiler): l’incongruenza sulla morte di Alessio.Quando ho letto la frase, riferita ad Alessio, “Non poteva davvero immaginare che tra pochi mesi l’ennesimo suo collega sarebbe morto e lui avrebbe agitato la bandiera della FIOM contro di lei che stava ormai, a tutti gli effetti, dall’altra parte”, al di la’ del pensare “avrebbe agitato la bandiera della FIOM contro di lei VIRGOLA, che ormai stava, a tutti gli effetti, dall’altra parte”, ho creduto che a restarci secco sarebbe stato un Cristiano, un Mattia o qualche altro personaggio secondario poco contemplato e poco ricordato. Avrei voluto vedere la mia faccia quando, invece, ho scoperto che a restarci secco era stato proprio Alessio. Sono dovuta andare a documentarmi in Internet per capire se ero io ad aver capito male. E invece no. E’ proprio cosi’. La Avallone ha toppato e i revisori si sono aggregati egregiamente nel mantenere lo strafalcione.Una seconda rilettura. Tanto sarebbe bastato all’autrice per mettere a posto un orrore del genere. In fondo, signora A., la sua trama non e’ cosi’ complessa. Non ci sono intrecci che fanno schizzare il cervello tanto a chi scrive quanto a chi legge, suvvia!Niente da fare. Lei lo ha lasciato li’. E noi, al leggerlo, non possiamo che liquidarlo con un “vabbe’” e con una scrollata di spalle.L’idea era buona ma, come hanno scritto in molti, l’autrice l’ha presa e l’ha buttata nel cesso senza nemmeno tirare l’acqua. Dopodiche’ essa e’ stata ripescata dall’editore e messa sullo scaffale cosi’ com’era, fregandosene di refusi, errori, orrori e discrepanze varie.Perche’?La scena si apre sul paesaggio arido dei casermoni di via Stalingrado, Piombino. Negli appartamenti, incastrati gli uni sugli altri, gli operai della Lucchini, l’acciaieria che garantisce il pane a centinaia di famiglie, le vite e le tragedie dei singoli si intecciano, si sfiorano, camminano insieme, si separano. Lo sporco, il caldo estivo soffocante e l’odore del cemento e’ qualcosa che la Avallone ci fa percepire mediante il mero utilizzo delle parole. Lo stile crudo e schietto rende alla perfezione la brutalita’ della vita condotta da quelle persone.Nel mezzo di questa realta’ cruda e ruvida spiccano le figure, alquanto improbabili, di Francesca e Anna. Due amiche per la pelle, inseparabili, cresciute insieme sotto i porticati di via Stalingrado.Francesca e Anna non hanno dei genitori modello da cui trarre esempio. La loro crescita avviene influenzandosi a vicenda, prendendo insieme scelte e strade giuste e sbagliate. Poi Francesca e Anna si separano, Anna si butta su una storia vuota con Mattia, un amico di suo fratello Alessio, e Francesca decide di darsi alla prostituzione in uno dei locali piu’ squallidi della zona – perche’? Questo non ci e’ dato saperlo. Lo fa e basta. Cosi’, senza motivo.Il lieto fine c’e', a dispetto della morte – con strafalcione di cui sopra – di Alessio. Anna e Francesca si ritrovano, tutte e due piu’ consumate del tappo di una biro a fine anno scolastico, ma felici.Evviva!E noi? Che cosa rimane a noi, a parte un libro in cui una storia con un potenziale fantastico e’ stata, per l’appunto, buttata nel cesso dalle scelte senza senso delle due protagoniste, dalla loro amicizia alquanto improbabile, gonfiata e spinta all’estremo, e dall’altrettanto improbabile epilogo buonista?Perche’, signora Avallone, perche’?Un mese. Tanto le sarebbe bastato per intraprendere una revisione e rimettere a posto tutto quanto.In molte recensioni viene menzionata la mancanza di spessore dei personaggi, piatti come la carta su cui si muovono. Io credo che, nel caso di Acciaio, i personaggi li fa l’ambiente che li circonda. Basta focalizzare il posto in cui vivono e lavorano per capire che persone sono. Non e’ vero che l’autrice non ha reso bene lo squallore dei casermoni in cui sono costretti ad abitare e della fabbrica putrida in cui sono costretti a lavorare. A mio avviso lo ha fatto anche troppo bene ed e’ proprio li’ che sta tutta la crudezza del romanzo, una crudezza con cui lo stile si sposa alla perfezione.Avrebbe potuto essere un libro fantastico, un testo da 5 stelle su 5. Se solo l’autrice avesse rimesso a posto tutto quanto…

  • Fede
    2019-02-27 17:44

    Avevo sentito cose positive su questo libro e non posso quindi negare di sentirmi molto delusa da come è andata l'effettiva lettura.La storia non mi ha coinvolto. La descrizione della vita quotidiana dei lavoratori di Piombino era interessante, ma le vicende di Francesca e Anna mi hanno lasciata totalmente indifferente. Unica eccezione è l'ultima parte del romanzo, di cui non parlerò per evitare gli spoilers. Dirò esclusivamente che è riuscita là dove il resto del romanzo ha fallito: mi ha emozionato e sono riuscita a vedere il talento che avevo così tanto sentito declamare della scrittrice di questo libro. Ma oltre questo, stop. Mi sono sentita come se avessi perso il mio tempo, che avrei potuto impiegare in modo più proficuo, onestamente.Ho detestato tutti i personaggi. Anna e Francesca avranno anche solo 13 anni ma, con tutta la buona volontà, non sono riuscita a provare un minimo di empatia per loro -e neanche la me-tredicenne la troverebbe, di questo sono certa. Avrei molto volentieri eliminato la loro presenza e concentrato invece l'attenzione sulla Lucchini e su Alessio, che è comunque un coglione come tutti gli altri (se mi scusate il francesismo), però almeno era molto più interessante, aveva una certa profondità di carattere (ma senza esagerare). Non mi soffermo neanche a parlare degli altri perché davvero non ne vale la pena.E poi, forse uno dei motivi che mi ha delusa di più, tutto ruota intorno al sesso in questo dannato libro. È inutile tentare di farlo passare come una riflessione sulle condizioni di lavoro (che c'è, certo, ma tristemente in misura poco rilevante), questa è solo la storia di due ragazzine che non vogliono fare altro che capire come funziona, per poi arrivare ad una conclusione abbastanza ovvia sin dall'inizio. Io non ho certo problemi a leggere un libro del genere, ma perlomeno deve essere interessante, deve avere un reale svolgimento alle sue spalle. Qui, invece, ho trovato tutto abbastanza squallido, e non di quello squallore che fa riflettere, ma solo di quello che fa schifare.Probabilmente sono io che non ho compreso il senso di questo libro, tuttavia la vita di queste due ragazze, o meglio, la vita di questo intero quartiere, legato a doppio filo con lo squallore -materiale e morale- generale e il terribile lavoro in fabbrica, non mi ha trasmesso proprio nulla. Il problema è essenzialmente che non sono riuscita a capire le ragioni dietro il comportamento di gran parte dei personaggi, così come le intenzioni dell'autrice. Lo consiglierei? No, non credo.Chiudo tuttavia con una nota positiva: lo stile dell'autrice. Questo aspetto mi è piaciuto, l'alternanza dei punti di vista è stata efficace per avere una visione globale sulla situazione, ed è uno stratagemma che apprezzo sempre.

  • Laura Noi
    2019-03-21 21:29

    E' un libro faticoso questo. E' pesante da leggere, soprattutto all'inizio, e i personaggi li strozzeresti tutti senza eccezioni. A partire dalla madre apatica e indifferente, incapace di fare alcunchè di fronte al marito che le picchia la figlia. E la figlia che fa la zoccola, permettetemi il termine ma questo fa, con la sua amica del cuore Anna. E Anna che se la tira e pensa solo ai ragazzi. E il fratello dal cuore buono eppure drogato e senza speranze. E Il degrado totale di questo paese, Piombino che si affaccia su qualcosa di splendido, l'Isola d'Elba, così vicina eppure inarrivabile per tutti i protagonisti. Un sogno. Qualcosa da odiare e disprezzare. Non c'è mai un senso di rivalsa. Tutto il libro scorre cupo e tragico fino al finale, quel finale crudo che comunque ti aspettavi dall'inizio perchè non poteva essere altrimenti.Inizialmente non sopportavo la scelta stilistica della Avallone, questo suo continuo passare da un personaggio all'altro, proprio dentro a un personaggio e poi improvvisamente dentro l'altro. Però alla fine me li ha fatti amare un po' tutti e quindi è riuscita nel suo intento.Ha ambientato il romanzo in un luogo importante, un luogo che con la sua acciaieria, la sua torre di Afo 4, condiziona indelebilmente tutti i suoi abitanti. Ha scelto di raccontarci una storia italiana. Vera. E quindi tirando le somme, ho apprezzato molto questo romanzo pur non essendo stata una lettura facile nè scorrevole. Penso che non dimenticherò mai questi personaggi difficili, che qualcosa mi hanno lasciato.

  • Julie lit pour les autres
    2019-03-12 19:28

    Lu en français - D'acierOuf. Cette histoire de jeunes filles de 13 ans qui rêvent de sorties, de la transformation "petite fille à femme", qui s'éveillent à leur sexualité, pourrait s'avérer un peu trop cru pour certains lecteurs. Une petite ville italienne vivant de la transformation de l'acier est la toile de fond: les thèmes de la chaleur, du feu, de l'eau sont constants tout au long du roman, même dans les tempéraments de Anna et Francesca, les deux amies dont on suit leur histoire (et celle de leur famille) sur environ une année et demie. La partie du roman la plus réussie, à mon avis, est le portrait implacable de la réalité de cette petite ville italienne dans les années 2001-2002: la condition des femmes y est assez révoltante (les hommes, soit dit en passant, sont ici soit des bourreaux ou des agresseurs, ou encore des manipulateurs paresseux), le rapport au sexe complètement dysfonctionnel et la jeunesse est en perdition et désespérée, ivre de plaisirs illicites et à la recherche de tout ce qui pourrait l'étourdir.Les amateurs de romans sociaux pourront apprécier la cruauté de ce portrait et des personnages, sans fard et peu sympathiques. On est ici dans une Italie vénale, qui dévore ses jeunes filles et en recrache les os.

  • Mia
    2019-03-21 18:56

    Ensimmäisten 50 sivun jälkeen olisin voinut lopettaa. Kirja oli kuitenkin lukupiirikirja, joten lukemista oli pakko jatkaa. Onneksi, koska lopulta kirja olikin oikein hyvä. Pidin etenkin kuvauksesta - sekä henkilöiden että miljöön.

  • Frue_s
    2019-03-07 14:57

    Bokcirkelbok att diskuteras i augusti. Men ni förstår ju att jag tyckte mycket om den här, även om det bitvis kändes hopplöst för Anna, Francesca och de andra.

  • Eline
    2019-03-16 14:43

    Aardig boek over twee meisjes die samen opgroeien in een industriestad aan de Italiaanse kust bij het eiland Elba. Je krijgt een inkijk in het rauwe leven van metaalarbeiders en maakt mee hoe Anna en Francesca zich in hun puberteit ontwikkelen. 'Staal' lijkt geïnspireerd op de Napolitaanse romanserie van Elena Ferrante. Maar waar de karakters van Ferrante diepgang hebben, blijven die van Anna en Francesca wat aan de oppervlakte. Ook de schrijfstijl vond ik niet geweldig: hier en daar vond ik de beschrijvingen van de - beeldschone - meisjes wat bouquetreeksachtig.

  • Lucia Mancuso
    2019-03-01 15:58

    Questo libro, purtroppo, non mi è piaciuto.Dico purtroppo, perchè avevo deciso di leggerlo dato che era stato premiato e molto pubblicizzato.La storia è lineare e tocca anche argomenti piuttosto delicati. Spesso, però, si trovano dialoghi e scene un po' ripetitivi. Ricco, a parer mio, di scene inutili e povero, invece, di risoluzioni di scene importanti.Ad esempio, Alessio stava con Elena, si lasciano. Dopo quattro anni si riincontrano e dopo vari sguardi e discorsi vani, decidono di andare a pranzo insieme. La fanno lunga non so quanto per andare a pranzo, fatto sta che la scena non ha un minimo valore nella storia dato che si conclude con loro appoggiati ad una balaustra.Oppure vogliamo parlare delle ultime pagine? In pratica metà della storia si trova lì e in una parte mancante alla fine (giuro che quando sono arrivata all'ultima pagina ho girato quelle dietro per verificare di non averne saltate alcune, dato che tutto sembrava cadesse a caso dal cielo. Mancavano pezzi).Veniamo a sapere che Francesca fa la lap dancer al Gilda, Cristiano la vede, ma non lo dice a nessuno, Anna pensa che Mattia sia stupido perchè non accetta le lesbiche e lei invece vorrebbe mettersi con Francesca, muore Alessio, Mattia non ci capisce più niente e viene portato via, viene fatto sciopero dagli operai il giorno dopo e, nonostante tutto, Anna (che ricordo essere la sorella del defunto) decide di andare all'Elba con quella che, senza nemmeno una parola, sembra essere tornata la sua migliore amica...Mah... Mi sa un po' di casino... Possibile che in quella casa muore un figlio e la madre pensa solo a mandare l'altra figlia all'isola d'Elba? Bho... Sono rimasta un po' scioccata... Che poi ci sono una marea di cose in sospeso... Dopo cosa succederà? Francesca continuerà a lavorare al Gilda di nascosto ai suoi? Anna starà sempre con Mattia o si fidanzerà con Francesca? E poi, Sandra e Rosa, voi due donne, madri di queste due puttanelle, è dalla prima pagina che state a dire che volete lasciare il marito e non lo fate! Ma io non lo so! È pieno di eventi lasciati in sospeso, sarò ripetitiva, ma anche il libro lo è.Scritto male e senza una vera e propria trama. Non capisco cosa c'abbiano trovato di così esaltante le persone che danno voti alti... Mah...Che poi lasciamo stare il modo in cui è scritto. Penoso.

  • Janny
    2019-02-22 21:34

    Het verhaal gaat over Anna en Francesca. Allebei 13 jaar oud, bijna 14. Ze wonen in hetzelfde grijze gebouw. Francesca op de derde verdieping. Haar moeder is Rosa. Haar vader Enrico. Enrico let goed op zijn dochter. Hij bespiedt haar met zijn verrekijker als ze met Anna op het strand is. Als ze iets doet wat hem niet bevalt dan slaat hij haar. Anna woont op de vierde verdieping, dochter van Sandra en Arturo. Sandra werkt voor de vakbond. Arturo laat zich thuis zien als het hem uitkomt. Hij houdt zich bezig met de verkeerde zaken. Anna en Francesca zijn hartsvriendinnen. Ze doen alles samen. Als Anne verliefd wordt, lijkt alles te veranderen.Op de eerste bladzijde van het boek de tekst "de puberteit is een machtige leeftijd". En daar gaat het boek ook over, over twee meisjes in de puberteit. Twee meisjes op de grens van volwassen worden.Het boek begint zinderend. Avallone laat ons op een meesterlijke manier kennismaken met Anna en Francesca. Twee pubermeisjes die aan elkaar vastgekleefd lijken te zijn. Ze huppelen en dartelen door je hoofd. Het zinderende maakt al snel plaats voor de rauwe werkelijkheid. Alessio, de broer van Anna en zijn vriend Christiano vertegenwoordigen de machocultuur in de Italiaanse arbeidersklasse. Een mooie tegenstelling, het machogedrag van Alessio op straat en in de kroeg maar aan de andere kant ook de zwerfkatten in de fabriek aanhalen. Het is niet alleen het verhaal van de meisjes dat boeit van begin tot eind. Avallone zet ook een mooie sfeerbeschrijving van het Italiaanse dorp neer. Een dorp dat leeft door en voor de staalindustrie. Het dubbeltje dat nooit een kwartje wordt. Het uitzicht op Elba, symbool voor de hoop de grauwe werkelijkheid ooit te ontvluchten. Een hoop die geen werkelijkheid wordt.De omslag van het boek laat twee donkerharige meisjes zien. Al in het begin van het boek worden Anna en Francesca beschreven als " de donkere en de blonde". Voor de kwaliteit van het verhaal onbelangrijk, maar toch. Het was toch een kleine moeite geweest om de foto op de omslag bij het verhaal te laten aansluiten.Staal is een knap geschreven en meeslepend verhaal.

  • Clara Mazzi
    2019-02-23 20:55

    Gabriele Muccino ne ha ben donde quando sostiene che agli italiani non piacciono i vincitori (schiattano d'invidia) mentre tifano tutti per i perdenti (perchè vivono fondamentalmente senza sforzo). Acciaio è questo: non racconta la storia di perdenti. Descrive come un reality alla Moccia la squallida vita di ragazze di periferia (che stranamente però vanno poi al liceo classico) senza aggiungere nulla. Oddio no: sesso alla grande e morte finale inevitabile - inevitabile perchè è quel tocco che scuote un tanto la trama inesistente senza veramente creare nulla. Nessuno sforzo di scrittura visto che bisogna parlare come operai ignoranti (che però dico "pene" o mettere una "donna" a pecorina e non sbagliano un congiuntivo) nè di creare un messaggio. Inspiegabile il fatto che ci siano ancora le lire (forse perchè voleva parlare dell'11 settembre e segnalare come persino questo fatto passa completamente in secondo piano - alla faccia della creatività!) così come Alessio, un eterno strafatto ma con un fisico da Big Jim. I numerosi premi sono per il prodotto che tira dentro tutti: il sesso a secchiate tira dentro gli adolescenti (maschi e femmine) così come i maschi adulti pruriginosi. E Fofi che dichiara: "Personaggi come non se ne trovano nella letteratura italiana di oggi." Che sia diventato un vecchio pruriginoso anche lui? Anzi: ma chi è 'sto Fofi tanto osannato?

  • erica ✖
    2019-02-28 16:49

    mi è stato regalato questo libro da una delle mie più care amiche, e l'ho iniziato senza sapere assolutamente di cosa parlasse, solo che era il suo libro preferito e che dovevo assolutamente leggerlo anche io. leggendolo ho capito perchè è il suo libro preferito e nonostante in alcuni momenti sono stata un po' scettica, devo dire che mi è piaciuto tantissimo. è scritto bene, la storia scorre e per quanto mi riguarda non riuscivo a staccarmi dal libro. volevo leggerlo, finirlo. amo i personaggi, in particolare francesca, forse per il mio attaccamento alle persone complicate. è un casino totale quella ragazza, forse un po' come me. sembra avere paura di tutto, ma penso che in realtà non sia così. non la adoro per il suo comportamento da stronza, penso di adorarla per tutto ciò che sta dietro questo suo comportamento.consiglierei il libro a chiunque.

  • Jenny E.
    2019-03-01 17:50

    Here you can read my review in Swedish: http://jennyjag.wordpress.com/2015/03...

  • Elin
    2019-03-14 22:41

    3.5 stars